LE TECNO-SFIDE:

COME GOVERNARE UNA RIVOLUZIONE
29 Dic 2018

LE TECNO-SFIDE: COME GOVERNARE UNA RIVOLUZIONE

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NON FU UN GIORNO QUALSIASI, QUEL 30 APRILE DEL 1993

No, non fu davvero un giorno come gli altri quando il Cern di Ginevra diffuse il codice sorgente della rete inventata da Tim Berners-Lee, facendolo diventare di pubblico dominio. Libero e gratuito. E fu l’inizio della rivoluzione industriale (e sociale) del World Wide Web.
Perché rivoluzione? Dopo quella del vapore, quella dell’elettricità e quella dell’elettronica, oggi viviamo in piena rivoluzione informatica, altrimenti detta “Industry 4.0”.

UNA RIVOLUZIONE CHE NON È ARRIVATA ALL’IMPROVVISO

Un sistema ipertestuale che collegasse contenuti su scala universale è nei sogni e nei disegni di molti pensatori e scienziati fin dagli anni Quaranta del secolo scorso. Fra i primi a immaginare una rete del genere fu lo statunitense Vennevar Bush in un suo articolo del 1945 per l’Atlantic Monthly significativamente battezzato “As We May Think”.

LA REALIZZAZIONE DEI TRANSISTOR

I primi ricercatori della moderna tecnologia informatica, nella seconda metà del XX secolo, che desideravano registrare brevetti in questo settore, furono sorpresi quando capirono che molte delle loro invenzioni, Tesla le aveva già scoperte.
Poi arrivarono Bardeen, Houser Brattain e Shockley, che con la realizzazione dei transistor poterono sviluppare i primi computer elettronici, ma chi lo realizzò fu Adriano Olivetti, che equipaggiò con il suo “Elea 9000” anche l’Apollo 11.

L’INVENZIONE DEL MICROCHIP

Poi ancora una volta un italiano, il fisico Federico Faggin, inventò il microchip e fu capo progetto dell’Intel 4004 e responsabile dello sviluppo dei microprocessori 8008, 4040 e 8080 e delle relative architetture.
Fu anche lo sviluppatore della tecnologia MOS con porta di silicio (MOS silicon gate technology), che permise la fabbricazione dei primi microprocessori e delle memorie EPROM e RAM dinamiche e sensori CCD, gli elementi essenziali per la digitalizzazione dell’informazione.
Nel 1974 fondò e diresse la ditta Zilog, la prima dedicata esclusivamente ai microprocessori, dove dette vita al famoso microprocessore Z80, tuttora in produzione.
Nel 1986 Faggin co-fondò e diresse la Synaptics, dove sviluppò i primi Touchpad e Touch screen.

I TECNO-MAGHI

Soggiogati dai “Signori degli Algoritmi”, oggi non possiamo più privarci di Google, Facebook, You Tube o della nostra app meteo preferita, e la moderna Società avanza verso forme di tecnocrazia, che politici di ogni nazione alimentano, comunicando su “Twitter” dopo avere abbandonato altre modalità istituzionali, come i comunicati stampa, considerati oramai obsoleti.
Così la Politica utilizza piattaforme private e (talora) gratuite come modalità privilegiata di estrinsecazione del proprio pensiero pubblico.
Già, la Politica, quella con la “P” maiuscola, che si regge sul fattore della rappresentanza: consenso, elettori, voti… ebbene, cosa accadrebbe se “scendesse” in politica un mediocre “influencer”, capace di mettere assieme qualche centinaia di migliaia di “follower”? Cosa è davvero accaduto negli USA – ci domandiamo – per l’elezione di Donald Trump?

GUERRA ECONOMICA, CYBER ATTACCHI

La Cina è pronta ad utilizzare il dominio cyber per gestire l’escalation dei conflitti. A dirlo è il nuovo report annuale del Dipartimento della Difesa Usa, che analizza i progressi e i pericoli delle operazioni informatiche condotte dalla Repubblica Popolare.
Pechino – si legge nel documento annuale di 145 pagine che di fatto ribadisce le preoccupazioni americani sull’attivismo cinese nel cyber spazio già messe in luce dall’intelligence di Washington – che ormai “considera le operazioni informatiche come un deterrente a basso costo” per “dimostrare capacità e risolutezza ad un avversario”. (formiche.it)
L’Olanda ha accusato la Russia di aver attaccato l’Opac, e ha espulso quattro agenti dell’intelligence russa. Nel frattempo le autorità britanniche hanno diffuso un rapporto del National Cyber Security Centre, che definisce l’agenzia di intelligence militare russa Gru un “cyber aggressore” che ha utilizzato un network di hacker per alimentare il disordine globale. Nei giorni dell’attacco, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche stava lavorando per verificare l’identità della sostanza utilizzata per cercare di avvelenare l’ex spia russa Sergei Skripal e la figlia Yulia (fonte: Wp).

Il dipartimento di giustizia Usa ha incriminato sette appartenenti all’intelligence militare russa per cyber attacchi ad agenzie anti doping ed altre organizzazioni, ad una società energetica nucleare basata in Pennsylvania e alla stessa OPAC – Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Reuters).

Secondo Bloomberg Business Week la Cina ha usato mini chip per infiltrarsi in circa 30 società tecnologiche americane, incluse Apple e Amazon, che però smentiscono.
Alcuni esperti che hanno una certa familiarità con la questione sostengono che gli investigatori hanno scoperto che i chip erano stati inseriti negli stabilimenti gestiti da subappaltatori di alcune di queste aziende direttamente in Cina. Si tratta di un tipo di attacco che, se venisse confermato, sarebbe più grave di quelli che puntano sulle intrusioni software. Gli hackeraggi hardware sono infatti i più devastanti e costringono le agenzie di spionaggio a dover investire milioni di dollari, con prospettive di difesa della durata di molti anni, per disinnescarli.

LA SFIDA “HI-TECH” PASSA DALLA FORMAZIONE

Da ogni dove scaturisce l’esigenza di formazione per affrontare queste nuove sfide, specialmente da parte dell’industria, che dell’informatizzazione è specchio e vetrina: occorre formare professionisti competenti ed aggiornati, non soltanto sulle evoluzioni della politica, del sociale, dei mercati, ma anche sulle innovazioni tecnologiche, su marketing, design, business intelligence e data analysis.
La differenza, oggi, è data dall’accelerazione che tutti i meccanismi subiscono grazie al digitale e dunque la necessità di avere profili costantemente aggiornati sul “divenire” della nostra vita.

Non esistono più i mestieri “di prima”, ma la scuola – intesa nel senso tradizionale – ancora non si è dotata strumenti adeguati per fronteggiare le tecno-sfide e prepare i professionisti del domani: dai “Ledwall” ai visori per la realtà aumentata, dalle “app” ai “social network”, fino alle “piattaforme online di matching” passando dalla “gestione di marketplace dedicati”, siamo già davanti a tecnologie di “Open Innovation”, agricoltura di precisione, robotica, aerospaziale, medicina ed energia..- tutte le sfide, insomma, della “digital transformation”.

Sono tre le parole chiave per affermarsi nel mondo del lavoro: formazione, flessibilità e orientamento, tanto più vere per gli ambienti digitali e dell’IT, dove lo sviluppo tecnologico corre a ritmi vertiginosi e mancano profili professionali di riferimento.

 

Avv. Roberto Bianco per SumoLab Hi-tech Academy

 

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